29.7.07

Israele ottiene prestito USA


Il premier israeliano, Ehud Olmert, ha confermato oggi, aprendo la seduta settimanale del consiglio dei ministri, che Israele ricevera' dagli Stati Uniti aiuti per 30 miliardi di dollari nel prossimo decennio. ''Gli Stati Uniti - ha aggiunto Olmert - si impegnano a mantenere il divario di qualita' fra Israele e i suoi vicini. Non c'e' dubbio che per il nostro bilancio di difesa cio' rappresenta un miglioramento cospicuo''. Il premier ha detto anche ai ministri di aver raggiunto intese a ''quattr'occhi'' con il presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
fonte ANSA

Ma mi chiedo: "Era proprio necessario un prestito di questo ammontare da parte americana ad Israele, un paese che non ha mai rivelato quante testate nucleari possiede, anche se si pensi la cifra oscilli fra le 200 e 300 testate?". "Era necessario incrementare il bilancio di difesa di un popolo che dispone già di uno degli eserciti meglio armati al mondo?" Allibisco.

8.4.07

la risoluzione tradita

ONU - Risoluzione 1514

"L'Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all' autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

Non mi sembra che per l'Irak sia stata rispettata tale importantissima risoluzione, e nè tanto meno credo sarà rispettata prossimamente per l'Iran.

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15.3.07

Fusione fredda

Nel 2001 l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati dell’Enea crea un collettivo di scienziati per studiare e realizzare la fusione fredda, annunciata come nuova teoria scientifica 10 anni prima da Fleischmann. Rubbia, già premio Nobel per la fisica, è stato uno dei primi nel credere nella fusione nucleare a temperatura ambiente che produce energia immensa, e fu lui stesso a richiedere la stesura di un rapporto dettagliato sui risultati dell’esperimento per ottenere una risposta chiara e incontrovertibile sulla possibile realizzazione della free energy. Intendeva infatti presentare una prova all’intero mondo accademico scientifico che la rivoluzione scientifica era già in atto, ed era nelle mani dell’Italia con dei risultati vivi, proprio quando a livello mondiale la fusione fredda veniva completamente affossata per far posto alla fusione termonuclerare controllata, cd. progetto Iter. Inizia così l’avventura tutta italiana nella fusione fredda alla ricerca di una nuova fonte di energia, che incontrerà tuttavia molteplici difficoltà per vincere innanzitutto lo scetticismo diffuso a livello degli alti vertici che tra i singoli individui.
Il gruppo di ricercatori composto dal Prof. Emilio Del Giudice, Antonella De Ninno e Antonio Frattolillo, team che aveva assistito il prof. Preparata nella stesura del protocollo per la replicabilità della fusione fredda, costruisce una cella di energia che sprigiona molta più energia di quanto non ne venga immessa. In una camera termostatata, che mantiene cioè una temperatura costante, viene immessa una pila che ha all’interno una barra di palladio immersa in un litro di acqua pesante, ottenuta mediante un trattamento delle molecole dell’acqua composte così da atomi di deuterio. Alimentando la pila con una fonte di energia, la barra di palladio attira gli atomi di deuterio nelle porosità del metallo, sino ad indurre alla fusione dell’idrogeno in virtù di reazione fisico-chimica. Durante la reazione un sensore rileva la produzione di elio e un alto aumento di temperatura, quindi produzione di energia in una quantità superiore rispetto a quanta ne sia necessaria in ingresso. Non esiste in questo caso un sistema di ingegnerizzazione e la produzione di energia avviene in grandi quantità, quindi in maniera non dosata come la combustione della benzina e in diverse forme elettromagnetiche, cosa che necessiterebbe di una tecnologia specifica per ogni gamma di frequenze.

L’esperimento aveva dunque come obiettivo quello di verificare che la reazione che causava calore e una grande energia luminosa, era di tipo nucleare. I ricercatori rilevando delle tracce di Elio-4 e degli eccessi di calore, che hanno confermato che la fusione dell’idrogeno era avvenuto grazie ad una reazione nucleare: da questo punto di vista l’esperimento può dirsi riuscito. Rubbia in primo momento convoca gli scienziati danno anche un suo contributo per completare il rapporto e i risultati dell’esperimento scientifico, ma poi sparisce abbandonando i ricercatori e il gruppo di lavoro.


Cosa abbia a quel punto scatenato l’indifferenza e il rifiuto di quel progetto possiamo solo sospettarlo, in quanto molti e forse troppi sono stati gli ostacoli e le barriere da sormontare. In ogni caso è strano che questo arresto sia avvenuto proprio nel momento in cui si erano ottenuti dei primi risultati concreti: sino ad ora è stato confermato che questo sistema in condizioni corrette riesce a produrre - oltre la potenza immessa - dal 10% a molte migliaia di volte la potenza in entrata. È inoltre emerso che negli esperimenti di fusione fredda sono stati trasmutati elementi, sono apparsi degli atomi che non erano presenti prima che gli esperimenti cominciassero.
In ogni caso era giunto il momento di investire vere e ingenti risorsi in quel piccolo esperimento per ottenere dei risultati percepibili anche dalla collettività, per poter dire che questa è a tutti gli effetti una forma di energia. Nel 2004 il Ministero delle Attività Produttive, convoca la Presidenza della divisione Fusione dell'ENEA, dopo aver letto il “rapporto41” sollecitò il ripristino delle ricerche concedendo un finanziamento per portare avanti il progetto, da affidare tuttavia ad un altro gruppo di lavoro, coordinato da Vittorio Violante e collegato a gruppi di ricerca in Giappone e in America.
L’Enea ha senz’altro agito per difendere parte dei suoi stessi interessi, per evitare di raccogliere un fallimento a livello internazionale per via di un progetto che richiedeva troppi anni per cominciare a dare i suoi frutti nonostante i modesti mezzi da impiegare per continuare la ricerca. Tuttavia, abbandonare così la fusione fredda, persa tra le pagine dell’internet e preclusa ai media accreditati a livelli più elevati o tra le masse è un vero crimine contro l’Umanità, perché significa cancellare anni di studio e di ricerca.
I giornali continuano a passare notizie di cronaca o di guerre per il petrolio, e non vogliono dare una speranza alle persone, non vogliono che la gente sappia che una soluzione a tutto questo c’è e che bisogna solo resistere e combattere giornaliermente affinché cambi il nostro modo di vivere e di pensare. L’egoismo oggi ci rovina e non ci permette di capire la vera portata di una rivoluzione energetica e anche le terribili conseguenze che porterà se non siamo pronti abbastanza per adeguarci all’impatto della nuova era.
L’Italia aveva senz’altro tra le mani un grande progetto, ma peccando di inesperienza e di codardia ha preferito restare nelle retroguardie lasciando ad altri il rischio della sperimentazione e del fallimento delle ricerche. La fusione fredda è ora nei laboratori delle più grandi multinazionali, delle società private e dei CNR di moltissime nazioni, ma ognuna di esse custodisce con gelosia il segreto delle proprie ricerche perché rappresenta l’arma del futuro.

Dato che noi siamo sempre stati in guerra, abbiamo un sistema economico che non è consono alla civiltà umana ma è basato sul controllo e sulla schiavitù, ed ecco perché i soldi e il petrolio sono un dio che è al di là dell’uomo, come lo dimostra un semplice dollaro. Pur ammettendo che oggi riusciamo a trovare una nuova energia, cosa potrà accadere? Il sistema non cambierà dall’oggi al domani, e quando lo farà ci saranno innumerevoli vittime, una strage provocata dalle guerre e dalle patologie che si verranno a creare per cambiare uno stile di vita. Prima che questa nuova energia venga immessa sul mercato, passeranno 15 anni, e nel frattempo la lotta al controllo del gas e del nucleare ci porterà alla guerra perpetua. Noi tentiamo di dare anche delle spiegazioni all’occultamento della fusione fredda, ma non è semplice accettarle, in quanto la risposta si trova nel nostro sistema economico, e se alcune persone tacciono dinanzi a queste domande è perché non intendono dare molte spiegazioni e dunque non rispondono.
Se l’Enea ha deciso di interrompere il progetto per poi riprenderlo sotto altri vesti è perché segue delle leggi economiche basate sul sistema del petrodollaro, ed è costretta a farlo in quanto adesso non può uscirne e mettersi al di sopra. Per accettare la fusione fredda occorre essere in grado di accettare l’idea che occorre rivedere alcune teorie pluriacclamate dagli esperti in quanto errate, che l’energia può crescere all’infinito, che è decentrata e deve essere diffusa in maniera indistinta.
Molte altre volte avremo l’impressione di capire cosa stia veramente accadendo tra le alte sfere, ma poi ci accorgeremo di essere manipolato e di aver raggiunto il loro scopo. Informiamo le persone della scoperta della fusione, ma diciamo loro che dovranno fare dei sacrifici per ottenerla, dovranno cambiare se stessi e non imputare ad altri esterni dei problemi e del male che esiste in ognuno di noi.


fonte: etleboro

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8.3.07

Preferire la morte piuttosto che la resa


Il cerchio si stringe attorno a Reinado ed ai 600 uomini dell’esercito regolare di Timor Est, che hanno defezionato in virtù delle discriminazioni subite dopo l’indipendenza del paese. Secondo fonti della BBC i ribelli sono ormai stretti d’assedio dalle truppe australiane nella località di Same, a 50 Km dalla capitale Dili. Nonostante ciò Reinado ha fatto sapere di “preferire la morte piuttosto che la resa”.

L’attuale crisi che ha investito la giovane repubblica inizia nel Febbraio dello scorso anno, quando 404 soldati dell’esercito regolare (FDTL) defezionano in virtù delle discriminazioni presenti all’interno delle forze armate tra Loromonu e Lorosae.

Antecedentemente si erano già verificati scontri tra la Polizia, composta prevalentemente da ex soldati di etnia Loromonu ed ex militari indonesiani, e l’FDTL (dove i vertici sono per la maggioranza Lorosae).

I ribelli si unirono ad altri dissidenti civili, e nonostante i tentativi di mediazione da parte delle autorità nell’Aprile successivo gli ex militari protestarono a Dili.

La manifestazione, pacifica all’inizio, degenerò quando i militari ribelli assaltarono un supermercato appoggiati da giovani disoccupati. L’ FDTL reagì in maniera spropositata sparando sulla folla. Il risultato dei disordini fu di cinque morti, e circa 21.000 persone furono costrette ad abbandonare Dili in seguito alle distruzioni causate dagli scontri.

I ribelli chiesero allora le dimissioni del primo ministro Alkatiri, e la soppressione dell’ FDTL entro 48 ore. Di fatto il governo rifiutò, cercando inutilmente di trattare, conseguentemente le truppe ribelli si diedero alla guerriglia.

Reinado

L’ex Maggiore dell’FDTL compare sulla scena nel Maggio del 2006, subito dopo gli scontri di Dili. Reinado assieme ad altri uomini dell’esercito sotto il suo comando ed alcuni poliziotti insorti si congiunse con le truppe ribelli a Sud Ovest della capitale, scontrandosi in numerose occasioni con l’esercito regolare timorese.

Per cercare di porre soluzione alla crisi, il governo chiese l’intervento della comunità internazionale. Soldati di Australia, Portogallo, Nuova Zelanda e Malaysia costituirono una forza d’intervento che in pochi giorni riuscì a dispiegarsi . Reinado ha combattuto in passato contro le truppe d’invasione indonesiane, che occuparono Timor Est all’indomani del ritiro portoghese avvenuto nel 1975.

Catturato in battaglia fuggì in Australia. Rientrò a Timor nel 1999 in seguito al referendum che proclamò l’indipendenza della piccola repubblica del Pacifico. La sua carriera è alternata da luci ed ombre, fatto sta che nel 2004 venne nominato Comandante della Polizia Militare. In seguito agli scontri del Maggio 2006 venne arrestato, riusciendo ad evadere di prigione dopo soli tre mesi. Da allora vive in clandestinità a Sud di Dili.

fonte

23.2.07

Storia di un'utopia del Sud


Forse quelli della Lega non conoscono questa storia!

Nel 1926, si varava la prima legge bancaria, Legge n. 812 del 06.02.1926 : la Banca d’Italia diventava l'unica banca abilitata ad emettere moneta, con l’attribuzione del compito fondamentale di vigilare sull’intero sistema bancario. La Banca d’Italia si accaparrava le riserve metalliche del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli. A questo proposito un piccolo inciso. Subito dopo l’occupazione del Sud, l’allora Banco di Sicilia disponeva di una ingente riserva aurea, ma si impedì a questa banca di recuperare dal mercato le sue monete d’oro per convertirle in carta moneta. Se ciò fosse stato consentito, il Banco di Sicilia avrebbe potuto emettere banconote per un valore pari o superiore ai 1.200 milioni e occupare , in tal modo, il primo posto nel mercato finanziario italiano. Le banche del nord non possedevano riserve di questa portata. Con buona tattica, l’oro del sud venne via via rastrellato per passare in mano alla Banca d’Italia. Ma qui viene il bello. Alla resa dei conti, queste riserve auree non vennero ritrovate nelle casse della Banca d’Italia. Dove erano finite ? In mano agli spregiudicati imprenditori del Nord che avevano costituito ad hoc, spuntate come funghi, banche, socie della Banca d’Italia, quali il Credito Mobiliare e la Banca Sconto e Sete e di Torino e la Cassa Generale di Genova. Queste banche finanziavano le nuove imprese industriali del Nord. Facile no la nascita del “triangolo industriale”?”

La storia non si fa con i “se”, però, qualche dubbio sussiste sulla piega che avrebbe potuto prendere l’economia del Sud se la Banca di Sicilia avesse potuto convertire la sua riserva aurea e poter, così, emettere banconote! Ma, i soldi dovevano andare al “triangolo industriale”. D’altra parte, non erano stati i “piemontesi” ad occupare il Sud?

16.2.07

Perchè aumenta il costo degli immobili?


Il giornalista Maurizio Blondet qualche giorno fa ha fatto la seguente corretta analisi sulle cause che portano all' innalzamento dei costi per gli affitti, mutui riguardanti le abitazioni.

I prezzi immobiliari rincarano tanto, che i poveri non possono più permettersi un tetto: una bolla mondiale.
La causa, l’abbondanza di liquidità che invoglia le banche a fare credito abbondante.
La responsabilità viene di solito attribuita alle Banche Centrali, che fanno una politica troppo «accomodante» tenendo bassi i tassi d’interesse.
Ma Raghuram Rajan, docente di economia finanziaria alla Business School di Chicago, avanza un’altra teoria, più complessa: c’è troppo risparmio nel mondo, e in proporzione pochi investimenti in beni «reali» e «capitali», terreni, fabbriche, macchinari.
Prima constatazione: i Paesi del Terzo Mondo, fino a pochi anni fa cronicamente indebitati con l’estero, hanno bilance dei pagamenti in attivo, grazie al rincaro delle materie prime di cui sono ricchi.
Nel complesso, il loro eccedente salirà a 640 miliardi di dollari nel 2007.
Una grossa cifra.
Russia, Algeria e Paesi petroliferi del Golfo hanno usato i loro attivi anzitutto per rimborsare in anticipo i loro debiti con le banche occidentali; ed ora sono loro - mentre prima chiedevano denaro in prestito - ad offrire prestiti al mondo.
Sono diventati loro i «banchieri» globali.
Questi Paesi dovrebbero spendere il surplus all’interno, in consumi e infrastrutture di cui sono carenti, ma non lo fanno.
Non, almeno, in proporzione alla loro nuovissima ricchezza liquida.
Importano molto meno di quanto esportino.
In Cina, le banche prestano solo il 4 % per cento dei loro crediti alle imprese nazionali private (di cui non si fidano) e invece investono all’estero, in Occidente, dove i redditi sono più sicuri.
Solo in investimenti diretti, le imprese cinesi hanno piazzato all’estero 11 miliardi di euro; la Russia 14 miliardi, per accaparrarsi le reti distributive per la sua Gazprom.
La Cina inoltre acquista insaziabilmente Buoni del Tesoro USA, mantenendo a galla a basso costo il più grosso e inaffidabile debitore del mondo, e tenendo alto il valore del dollaro.


Ma nemmeno le imprese occidentali s’indebitano.
Specie quelle USA, che hanno profitti record grazie a tassazioni iper-favorevoli al capitale, e bassi tassi d’interesse, si tengono i profitti invece di distribuirli o di ingrandirsi.
Le mega-multinazionali sono diventate «risparmiatrici».
Perché? A causa delle de-localizzazioni nei Paesi a basso salario.
«Per le imprese dei paesi industriali», scrive Rajan, «non ha più senso fare grandi investimenti in patria nel settore industriale», dove i salari sono cari.
Comprano terreni, impianti e fabbriche in Cina o Vietnam: ma ad un prezzo nominale molto inferiore di quello che servirebbe per acquistare gli stessi beni fisici in patria.
Per questo il costo dei beni capitali è calato nel mondo.
Per questo le imprese hanno meno bisogno di indebitarsi, emettendo obbligazioni e usando come collaterale i beni fissi e fisici.
Insomma c’è molto «risparmio» (cartaceo) nel mondo.
Per contro, le Banche Centrali e le grandi istituzioni finanziarie come i fondi pensione hanno spesso l’obbligo legale di «comprare debito», ossia obbligazioni garantite da collaterali «solidi», impianti, terreni, macchinari, immobili.
Dunque ci sono nel mondo troppi aspiranti compratori di «debiti garantiti», e poche imprese che offrono di indebitarsi per investire in beni solidi.
La domanda di obbligazioni «dure» è piccole rispetto all’offerta di carta.
Perciò la carta si butta sugli immobili abitativi, determinandone il rincaro ovunque nel mondo;
perciò le banche fanno mutui che coprono il 100 % del prezzo della casa; perciò si affannano ad indebitare con mutui anche creditori di dubbia solvibilità.
Accade questo dunque: che i salariati occidentali, già con salari in calo storico a causa dello spostamento dei posti di lavoro nel Terzo Mondo in sviluppo, non possono più pagare affitti che rincarano esosamente, e fanno sempre più fatica a pagare l’acquisto della prima casa dove abitare, nonostante i mutui «facili» (ma a tasso variabile).

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